It's just a ride.
L’Avvocato del Diavolo - Si sente davvero caldo sulla terra…

L’Avvocato del Diavolo - The Devil’s Advocate (1997) di Taylor Hackford

Che caldo! L’estate si avvicina e già non sopporto più la temperatura della mia stanza. E siccome il caldo non ci basta mai, ecco che stasera ho deciso di “attizzare” la fiamma rievocando uno dei più bollenti spiriti del cinema: Al Pacino. Ed era giusto, per rimanere in tema, mostrarlo in uno dei suoi film più famosi. Ma non, ehm, bruciamo le tappe: eccovi la trama.

Trama:Florida. Un giovane avvocato, Kevin Lomax, vince l’ennesima di una lunga serie di cause. Durante i festeggiamenti, viene avvicinato da un uomo che gli offre di trasferirsi a New York per formare la giuria ad un appello in cambio di una cospicua cifra di denaro. Inizialmente incredulo, Kevin deciderà di trasferirsi insieme alla moglie Mary Ann e incomincerà a lavorare per uno tra i più potenti studi legali della città, il Milton. Guidato da John Milton, il titolare dello studio, Kevin si impegnerà nel suo lavoro ignaro di tutto ciò che questo comporterà.

Allora, regia: niente di eccezionale. A tratti grossolano, a tratti discreto, il film si lascia guardare ma, di certo, il regista non riesce a fare un lavoro particolarmente pregiato, tenendosi comunque su medi livelli. Buon cast, invece. Il nostro protagonista, Kevin Lomax, è interpretato da Keanu Reeves che, tuttavia, mi è sembrato eccessivamente, soprattutto nel finale. Una bellissima Charlize Theron interpreta Mary Ann, la moglie di Kevin, che non a caso le regalerà una certa notorietà, complici anche diverse scene di nudo (complimenti alla mamma!). Comunque, una buonissima interpretazione quella della Theron, sicuramente migliore di quella di Reeves. E non meno importante Al Pacino, che interpreterà il ricco e stravagante John Milton. Indubbiamente, la sua è la migliore interpretazione di tutto il film e, a conferma di ciò, le più famose citazioni estrapolate dal film vengono dal suo personaggio. Colonna sonora? Trascurabile. Unico pezzo rilevante è Paint it Black dei Rolling Stones che accompagna i titoli di coda (qualcuno dice FMJ?). E pensare che il film offriva degli spunti niente male… Attenzione: non che il film sia brutto, certo, ma presenta delle esasperazioni evitabili. Non so quale sia stato il reale obiettivo del regista ma, di certo, il film può essere interpretato sia come denuncia della società e, in particolare, della categoria degli avvocati, sia come critica alla natura dell’uomo. Secondo la prima interpretazione, l’avvocato viene dipinto come una persona accecata dal suo stesso lavoro che sceglie di anteporre la carriera alla giustizia, difendendo i delinquenti e “schiacciando” le povere vittime, tutto sotto il tacito consenso di una società “bendata”. Per quanto riguarda la seconda rappresentazione, è l’uomo ad essere criticato e, in particolare, la sua natura. Per quanto si opponga, per quanto possa combattere, per quanto possa vincere, la tentazione prevarrà e l’uomo sarà sconfitto dalle sue stesse debolezze. Entrambe le interpretazioni si prestano bene al messaggio del film e non mi sentirei di escluderne nessuna delle due. Si è, invece, calcato troppo la mano sul fattore “sovrannaturale”. Certo, è un aspetto voluto del film che io avrei comunque corretto, in quanto la medesima allegoria poteva essere benissimo raggiunta con l’ausilio di molte meno esagerazioni. Bel lavoro per quanto riguarda la scenografia e gli effetti speciali. La prima riesce a ricreare delle azzeccatissime ambientazioni come lo studio e l’attico di Milton, i secondi svolgono un’importantissima funzione, sottolineando e marcando alcuni importanti scene.

In Conclusione: L’Avvocato del Diavolo è un film da molti sopravvalutato. Rimane comunque una piacevole visione, grazie anche alla buonissima interpretazione di Al Pacino. Secondo me, un chiaro esempio di mancato capolavoro. Peccato, la carne al fuoco c’era, era il fumo ad essere troppo.

Voto: 7/8

ps. Eccovi la canzone che chiude il film, Paint it Black dei grandissimo Stones.

http://www.youtube.com/watch?v=u6d8eKvegLI

“Ancora oggi non so cosa dicessero quelle due donne che cantavano, e a dire la verità non lo voglio sapere. Ci sono cose che non devono essere spiegate. Mi piace pensare che l’argomento fosse una cosa così bella da non poter essere espressa con delle semplici parole. Quelle voci si libravano nell’aria ad un’altezza che nessuno di noi aveva mai osato sognare. Era come se un uccello meraviglioso fosse volato via dalla grande gabbia in cui eravamo, facendola dissolvere nell’aria, e per un brevissimo istante tutti gli uomini di Shawshank si sentirono liberi.”

“Ancora oggi non so cosa dicessero quelle due donne che cantavano, e a dire la verità non lo voglio sapere. Ci sono cose che non devono essere spiegate. Mi piace pensare che l’argomento fosse una cosa così bella da non poter essere espressa con delle semplici parole. Quelle voci si libravano nell’aria ad un’altezza che nessuno di noi aveva mai osato sognare. Era come se un uccello meraviglioso fosse volato via dalla grande gabbia in cui eravamo, facendola dissolvere nell’aria, e per un brevissimo istante tutti gli uomini di Shawshank si sentirono liberi.”

The Shawshank Redemption - Le Ali della Libertà

The Shanwshank Redemption (1994) di Frank Darabont e Stephen King

Mi accorgo che rivedere vecchi film dopo tanto tempo equivale quasi a vederli per la prima volta. Ed è stato bello stasera riassaporare questo pilastro della cinematografia come se fosse la prima volta, riscoprendo la trama poco a poco e facendomi persino ingannare dal film stesso. Ma non divaghiamo, via con la trama:

Trama: Il vice-direttore di una banca di Portland (Maine) viene condannato a due ergastoli per l’omicidio di sua moglie e del suo amante. Andy Dufresne, dichiarandosi innocente, viene spedito nella spietata prigione di Shawshank dove il direttore ed i secondini impongono la legge tramite la violenza. Le vicende, raccontateci da Red, seguono gli anni della lunga prigionia di Andy che cercherà, in un modo o nell’altro, di tenersi occupato all’interno del carcere facendo uso della sua istruzione.

Oh, è sempre difficile recensire un bel film, soprattutto se il film è talmente famoso da essere in tutte le classifiche dei film più belli di sempre. Comunque sia, andiamo a vedere i motivi che spingono “The Shawshank Redemption” ad essere considerato un film così bello. Partiamo dalla regia: Durabont, uhm, non il più conosciuto tra i registi ma, sicuramente, non uno qualunque. Attualmente sta girando The Walking Dead, la seguitissima serie televisiva sugli zombies che sta spopolando anche in Italia. Ma non siamo qui per parlare di morti viventi. Devo dire che la regia del film è veramente ben curata e ce ne rendiamo conto già dalle prime inquadrature del carcere. Durabont riesce a fare davvero un ottimo lavoro, riuscendo a trasporre su pellicola con un suo personalissimo tocco il racconto di King. Infatti The Shawshank Redemption è tratto dal racconto Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank che fa parte di una raccolta di novelle di King, intitolata Stagioni Diverse. Sebbene le discordanze tra le due opere, il film riesce a trovare la sua identità anche grazie alle magnifiche interpretazioni di Tim Robbins (Andy Dufresne) e Morgan Freeman (Red). Soprattutto Freeman, che nelle vesti di Red ci farà anche da narratore dell’intera vicenda, dà prova della sua bravura, riuscendo ad interpretare una parte tutt’altro che facile. Parlando del suo personaggio, Red, la scelta di fare di lui il personaggio narrante è geniale. In questo modo siamo sì vicini al vero protagonista, Andy, ma siamo anche naturalmente portati a chiederci cosa abbia spinto Andy ad agire in un determinato modo o a chiedere una determinata cosa. E’ ovvio che tutto ci verrà svelato nello splendido finale. Essendo il film un racconto del narratore, siamo continuamente trasportati da Red avanti nel tempo, per vivere le tappe fondamentali della vita di Andy a Shawshank, senza che il film risulti confusionario o estremamente lento. E ad accompagnarci nel nostro viaggio c’è, anche, una colonna sonora di tutto rispetto che vede l’alternarsi di brani inediti a brani famosi, come il brano Canzonetta sull’aria tratto da Le Nozze di Figaro di Mozart che accompagna una stupenda scena del film. Adesso, se consideriamo per un attimo il film come un bel quadro, possiamo dire di averne descritto minuziosamente la cornice, senza però esserci soffermati sulla tela che, ovviamente, rappresenta l’opera d’arte in se. E’ la morale a rappresentare la nostra coloratissima tela. Il film sottolinea l’importanza dell’amicizia, capace di nascere anche in un posto come Shawshank, l’importanza della musica, capace di risvegliare vecchi ricordi assopiti dentro di noi, l’importanza della letteratura, capace di elevare l’animo delle persone. Ma soprattutto, il film sottolinea l’importanza della speranza: è la speranza che rende gli uomini liberi. La speranza che spinge gli uomini a combattere e a non mollare mai. La speranza che ci rende capaci di sognare. E pensare che il film ha avuto la sfortuna di trovarsi contro, agli Oscar, Pulp Fiction e Forrest Gump. Mi chiedo: come sarebbe andata se non avesse avuto contro due film del genere?

In Conclusione:Un film che è già storia e non avrebbe bisogno di ulteriore pubblicità. Quindi, non posso far altro che consigliarlo vivamente a chi non l’ha ancora visto o a chi non lo vede (come è stato per me) da tanto tempo. Veramente, un film piacevole, mai noioso, che sa stupire e che, soprattutto, sa insegnare. MUST.

Voto: 9

ps. Ecco la bellissima scena in cui Andy fa ascoltare a tutto il carcere Le nozze di Figaro

http://www.youtube.com/watch?v=lSzatzy8WvM

Ah, la gente.

Ah, la gente.

Little Miss Sunshine - Everybody pretends to be normal

Little Miss Sunshine (2006) scritto da Michael Arndt e diretto da Jonathan Dayton e Valerie Faris

Ah, le commedie. Dio (o chi per lui) le benedica! Una vera e propria manna dal cielo quando si vuole passare un po’ di tempo a divertirsi senza spremersi troppo le meningi. Ma smettiamola con questo linguaggio parrocchiale ed andiamo ad analizzare la deliziosa commedia che mi ha intrattenuto questa sera: Little Miss Sunshine.

Trama: Il film ruota attorno al catastrofico viaggio della strampalata famiglia Hoover verso il concorso Little Miss Sunshine per le aspiranti Miss America. Gli Hoover compiranno un lungo e difficile viaggio da Albuquerque fino in California, per accompagnare la piccola Olive alle finali del concorso e coronare il suo sogno. Tuttavia, durante il percorso, la famiglia dovrà affrontare i tragicomici problemi che le si presenteranno davanti e che complicheranno i rapporti tra tutti i suoi membri.

Vi dirò, la regia non mi ha colpito particolarmente. Ho apprezzato soprattutto le riprese iniziali del film, sopratutto quelle che descrivono ,con accurati primi piani e buone inquadrature, tutti i membri della famiglia Hoover. Del resto, non ci si può aspettare tantissimo da un film on the road come questo in cui, una buonissima parte è girata all’interno del bellissimo Volkswagen T2 che accompagna i nostri protagonisti per tutta la durata della pellicola. Ho, invece, particolarmente apprezzato la fotografia, che riesce a dare quel qualcosa di “magico” in più al film. Per quanto riguarda gli attori, la migliore interpretazione è senza dubbio quella di Alan Arkin che interpreta il problematico nonno Edwin e che vale ad Arkin l’Oscar come Miglior Attore Non Protagonista. Personalmente, ho apprezzato anche l’interpretazione di Steve Carell e Paul Dano che interpretano rispettivamente Frank, infelice professore mancato suicida e suo nipote Dwayne, problematico adolescente e assiduo lettore di Nietzsche che ha fatto voto del silenzio. La colonna sonora, creata appositamente per il film dai DeVotchKa (band gipsy punk statunitense), non mi ha fatto impazzire. Tuttavia, alcuni brani riescono a mettere in risalto ed arricchire la scena. Il film, comunque, racconta una bellissima storia utilizzando un tipo di umorismo che definirei pirandelliano, in quanto ridiamo delle peripezie degli Hoover ma, allo stesso tempo, ne siamo dispiaciuti. E riusciamo ad esserne dispiaciuti perché, in qualche modo, ci immedesimiamo nei problemi della povera famiglia Hoover, così maledettamente diversa dalle altre famiglie e sopratutto, che sembra così poco normale. Ma è proprio questo lo scopo di Little Miss Sunshine: raccontare le buffe sciagure e gli inutili diverbi di una famiglia così strampalata per poi farci rendere conto che, in realtà, quelli diversi, quelli sbagliati non sono affatto rappresentati da loro, bensì dalla così detta gente normale. Quindi il film è anche una denuncia sociale, che ci vuol fare aprire gli occhi sui piccoli grandi problemi che, ogni giorno, nascono in ogni normale strana famiglia.

In conclusione: Gran bella commedia. E pensare che me l’ero persa al cinema. Little Miss Sunshine è una divertente commedia che ti addolcisce la vita e, allo stesso tempo, ti fa riflettere. Un film esuberante, coinvolgente e, be’, “colorato” che merita di essere visto. Soddisfatto.

Voto: 8

RJ

Ps. Ed eccovi la solita traccia dalla colonna sonora, The Winner Is dei DeVotchKa

http://www.youtube.com/watch?v=RSF21mYLnNI

Mulholland Drive - Sogno o son desto?

Mulholland Drive (2001) scritto e diretto da David Lynch

Desideroso di vedere un bel thriller, ieri sera ho visto Mulholland Drive. Non credo di avere mai visto un simile film che, sicuramente, abbraccia diversi generi ma non può permettersi di essere sintetizzato in un unico tra questi. Ovviamente c’è un motivo che spinge il film a non sottostare a degli schemi prestabiliti ma, sfortunatamente, lo si capisce (se si è fortunati) alla fine della sua visione. A tal proposito, anche parlare di trama è un bel problema. Proviamo:

Il film si apre con un incidente sulla Mulholland Drive. Una ragazza, che si trovava su una limousine, riesce a salvarsi e, spaventata, si dirige verso Los Angeles, poco distante dal luogo dell’incidente. Impaurita e sconvolta, la ragazza si introdurrà in una casa dove incontrerà Betty, aspirante attrice, che cercherà di aiutarla a riacquistare la memoria, persa a causa dell’incidente. L’amnesia di Rita (questo è il nome che la ragazza si darà) porterà le due ragazze ad indagare sull’incidente arrivando a scoprire delle sconcertanti verità.

E’ davvero dura sintetizzare un film del genere con una trama, visto che, una trama vera e propria, non esiste. Questo perché tutto ciò che vediamo nel film non ci viene spiegato. Siamo tenuti all’oscuro di tutto, inconsapevoli quanto i personaggi stessi di ciò che sta per accadere. E questa è indubbiamente opera di Lynch, che riesce a sintetizzare tutto il suo genio proprio in questo film. E’, infatti, del regista la maggiore responsabilità durante le riprese del film sebbene, tutto ciò, venga capito solo dopo l’ultima scena, se si è fortunati, certo. La difficoltà sta proprio qui, non posso giustificare le mie considerazioni a causa della complessità stessa del film. Mi limito a dire che Lynch compie veramente un ottimo lavoro, confermando quanto affermato da tutti: Lynch è un fottuto genio. E’ altrettanto difficile parlare dell’interpretazione degli attori, in quanto, alcuni strani atteggiamenti o modi di girare la scena, potrebbero essere giustificati a seguito della visione del film. Nulla è chiaro. Siamo coscienti di vedere un film ma non capiamo ciò abbiamo davanti. Tuttavia, incuriositi, continuiamo a guardare cercando di giustificare eventuali comportamenti o strani atteggiamenti. Sta di fatto che l’attenzione ripaga lo spettatore. Infatti, lo spettatore attento è quasi portato a pensare che qualcosa non quadri. Per quanto mi riguarda, già a metà film sostenevo di essere davanti ad un grande viaggio onirico in compagnia dei personaggi stessi. E, infatti, non mi ci ero allontanato molto. Ma questo sta a voi scoprirlo. Quello di cui vi posso parlare è la colonna sonora. Qui gioca un ruolo fondamentale. Mai fuori luogo e sempre in tema, riesce ad accompagnare divinamente, passo per passo, le vicende dei protagonisti accrescendo l’ansia e l’agitazione nelle scene chiave. Perché questo è Mulholland Drive: un film angoscioso, sconvolgente e apparentemente privo di significato che si diverte a giocare con la psiche dello spettatore. Rimane ben poco da dire, in quanto M.D. è un film tutto da scoprire che si presta a numerose interpretazioni ma che non svela mai il suo vero ed intrinseco significato.

In conclusione: M.D. è un MUST. Ogni amante del cinema dovrebbe vederlo, in tutta la sua interezza e con attenzione senza negarsi, magari, una seconda visione del film per fugare eventuali dubbi o per riorganizzare le proprie idee. Vi invito, inoltre, a leggere le varie interpretazioni che la gente ha dato al film che, spesso, riescono a chiarire qualche dubbio o confermare qualche sospetto. Un innegabile Capolavoro.

Voto: SENZAVOTO

ps. Vi lascio con l’interpretazione che ha confermanto e, in parte, chiarito l’idea che mi ero fatto sul film. http://it.scribd.com/doc/75443898/Spiegazione-Completa-Di-Mulholland-Drive

Blade - Posso muorderti sul cuollo?

Locandina Blade

Blade (1998) diretto da Stephen Norrington

Soprattutto di questi tempi siamo proprio stufi di vedere vampiri zompettare davanti allo schermo. Anche per questo motivo ho deciso di spararmi il primo capitolo della trilogia di Blade, omonimo eroe di casa Marvel, che mi ha ricordato tanto i buoni vecchi vampiri della mia infanzia. Ma partiamo con la trama.

Anni ‘60. Una donna incinta viene portata d’urgenza all’Ospedale con una strana emorragia al collo. Prima di morire, riesce a mettere alla luce il bambino. Blade, questo è il nome che prenderà il bambino, avrà un solo scopo nella vita: andare in giro a caccia di vampiri per vendicare la morte di sua madre causata, appunto, dal morso di uno di questi. Unica fortuna di Blade è quella di possedere la combinazione perfetta tra il DNA di un umano e quello di un vampiro. Il “Diurno”, così chiamato dalle sue prede, inseguendo una delle sue vittime si imbatterà nella dottoressa Karen Jonson. Essendo stata morsa, l’ematologa verrà salvata da Blade che la porterà con se ed il suo mentore Whistler, coinvolgendola nella sua caccia più grossa: la ricerca del Diacono Frost.

Partendo, come al solito, dalla regia: Norrington si comporta discretamente. Il suo non è un lavoro particolarmente pregiato ma, per il film che è, basta e avanza. Si nota qualche imperfezione soprattutto nelle scene di combattimento, che rivelano la mano ancora inesperta del regista. Blade è infatti il suo secondo (di quattro) film e, certamente, questo traspare dalle riprese. Chicca del lavoro alla regia di Norrington è, in qualche modo, l’invenzione del “bullet time”, che come sappiamo verrà poi ripreso e reso famoso dal ben più noto Matrix. Passando agli attori: Wesley Snipes interpreta Blade, il cacciatore di vampiri cupo e incazzato (nero). Non avendo mai letto un fumetto su Blade non posso criticare o apprezzare il ruolo di Snipes che, comunque, riesce a mio avviso a calarsi nel personaggio interpretando la parte dell’antieroe abbastanza bene. Nessun merito particolare agli altri attori che si mantengono sulla sufficienza. Una cosa che, invece, mi ha colpito sono stati gli effetti speciali. Rozzi ed al contempo divertenti, gli effetti strizzano l’occhio ai film splatter di serie B. Sinceramente, non so se sia stata una mossa voluta da parte degli autori ma, sicuramente, è un’aspetto che conferisce al film un fascino non indifferente. Memorabile la scena col “custode” del Database dei vampiri o le “fatality” che Blade riserva ai vampiri usando il siero EDTA. E se da un lato il film guadagna punti grazie agli effetti speciali, dall’altro li perde per colpa di alcuni plot hole non indifferenti. E come se non bastasse, ad accompagnare i già tremendi plot hole troviamo anche alcuni cliché cinematografici di cattivo gusto, qualche battuta fuori luogo e qualche scena assolutamente evitabile. Tornando alle note positive, ho apprezzato invece le ambientazioni che, spesso, conferiscono quel tocco in più di cupo, tetro e “vampiresco” alla scena.

In conclusione: diciamocelo, Blade è un film ignorante e come tale, va apprezzato sia per i suoi pregi che per i suoi difetti. In linea di massima rimane un film discreto, ottimo per passare un po’ di tempo, magari vedendolo con degli amici. Sicuramente, senza plot hole e amenità varie, il film avrebbe sicuramente meritato molto di più ma, alla fine, ci va anche bene così. Ah, sicuramente il migliore della Trilogia, non essendo, come gli altri, una banale commercialata. In sostanza, un buon esperimento. Peccato non abbiamo saputo sfruttare bene ciò che avevano creato col primo capitolo. Un film ignorante, crudo, ed estremamente tamarro.

Voto: 7

RJ

ps. Ecco una delle scene, la prima per la precisione, in cui Blade fa il tamarro in mezzo ai vampiri.

http://www.youtube.com/watch?v=yJt2N7LSptg

RJ