
The Blues Brothers (1980) di John Landis
Esasperato dal concerto di musica neo-melodica napoletana tenuto a pochi metri da casa mia, ho deciso di combattere il “male” con la VERA musica. E, devo dire, ci sono riuscito molto bene, visto che, al termine del film, i lamenti esasperati dei sedicenti cantanti di 130 kg erano finalmente terminati. Ma basta indugiare, siamo pur sempre in “missione per conto di Dio”.

Trama: Chicago, 1980. Il film narra le disavventure di Jake ed Elwood Blues che cercheranno di rimettere in piedi la vecchia band di cui facevano parte, i “The Blues Brothers”, per tentare di salvare il loro vecchio orfanotrofio dalla chiusura. Riusciranno a racimolare i 5000 dollari necessari, adempiendo alla loro missione per conto di Dio?

Che film ragazzi, che film. Rivederlo è sempre un piacere. Ma, per quanto mi sia possibile, cerchiamo di analizzarlo con occhio critico. Partendo dalla regia, be’, John Landis da dimostrazione di grande abilità e bravura, conferendo al film uno spessore non indifferente. Non ho notato nessuna imperfezione o sbavatura nel lavoro del regista, che gioca molto con la cinepresa, con i suoi attori, e con la sceneggiatura stessa del film. La grandezza di Landis sta anche nelle piccolezze sparse per tutto il film a cui uno spettatore disattento non fa assolutamente caso. Chiaro esempio, la scelta di non riprendere la faccia di Jake fino all’uscita dal carcere all’inizio del film. Landis vuole quasi avvolgere il suo personaggio in un’aura di mistero e magia, conferendo a lui e al suo stravagante abito un’importanza ulteriore. Altro esempio? La decisione di non mostrare gli occhi di Belushi, ritenuti da molti come arma vincente del comico, fino a quasi la fine del film. C’è chi ha attaccato Landis per questa scelta, arrivando a ritenerla “imbecille stramberia”. Per quando mi riguarda, reputo Landis un genio sia per questa che per molte altre ragioni. Sta di fatto che il suo genio traspare per tutta la pellicola, certo, ma va comunque compreso. Le esagerazioni, le esasperazioni, il totale nonsenso che colmano la pellicola sono tutte volute da Landis che si serve del film per parodiare il cinema del suo tempo. La cosa buffa è che ci riesce così bene da creare un nuovo genere, riuscendo dove molto avevano fallito. L’inventiva e la novità proposte da Landis segneranno una svolta nel cinema mondiale. E in questo fantastico lavoro, Landis viene accompagnato da due mostri sacri del cinema americano: John Belushi e Dan Aykroyd. Il primo, tragicamente venuto a mancare, interpreta il ruolo di Jake, il secondo quella di Elwood. I due sembrano nati per interpretare i loro personaggi, avendoli già proposti nel Saturday Night Live dove erano diventati piuttosto famosi. La grandezza dei due attori sta appunto in questo: la naturalezza con cui riescono a calarsi nei loro personaggi, rendendoli quasi reali. Ad affiancarli durante il film vedremo diversi volti noti della musica blues e soul americana quali Aretha Franklin, Ray Charles, James Brown, Cab Calloway che ci deliziano con le loro incredibili voci, “intermezzando” il film con splendide scene cantate e avvicinando il film al musical. Sicuramente, per i veri appassionati di musica soul e blues deve essere stato una meraviglia vedere i propri idoli nel grande schermo anche se, d’altro canto, la scelta di un solo genere musicale compromette l’universalità stessa del film. Per carità, amo questo genere di musica ma c’è a chi, naturalmente, può non piacere e non è un problema da poco. Ma, sinceramente, chi è che potrebbe mai non apprezzare un film del genere a causa della colonna sonora? Invito chi dice che la colonna sonora di The Blues Brothers sia brutta a darsi fuoco in pubblica piazza. La BBC ha, infatti, dichiarato che la colonna sonora del film è la più bella in tutta la storia del cinema. Del resto, chiunque rimane incantato davanti Ray che improvvisa una canzone con una pianola malandata, o Aretha che si sfoga contro il marito intonando una canzone. E, nonostante all’ombra di questi grandi della musica, i due attori riescono a fare una bellissima figura perfino quando cantano. Davvero, un film che ho trovato privo di punti deboli o carenze di qualche tipo. Unica pecca è la traduzione di alcune battute in italiano che, a volte, cambiano completamente il senso di quello che effettivamente viene detto da copione. Ma, anche a questo, ci siamo già abituati. E adesso scusate, ma ho un’altra missione da compiere in nome di Dio.

In Conclusione: The Blues Brothers è un cult. Un film che è ormai entrato di diritto nella storia del cinema e che deve la sua grandezza al cast, ai cameo (Landis stesso, Spielberg, Frank Oz), alla musica e, naturalmente al suo regista. Tuttavia, va capito. E’ un film che unisce diversi generi in un mix perfetto, servendosi dell’esagerazione come mezzo per criticare e parodiare la società ed il cinema del tempo. Fatevi un favore, vedetelo.
Voto: 9
ps. Dovrei postarvi l’intera colonna sonora, davvero. Mi limito a questa, dai.




















